Workshop: i partiti digitali e la democrazia del codice

Lezione tenuta al Comitato Promotore del partito Azione all’interno del workshop “Il partito del XXI secolo” il 15/02/2020

Introduzione:

Il workshop di oggi ha l’obiettivo di rispondere alla domanda che mi è stata fatta da Matteo Richetti mentre parlavamo del rapporto tra politica e tecnologia, ossia: quali sono le principali sfide che un partito deve affrontare nel XXI secolo? Basta dare uno sguardo alla storia recente e alle pubblicazioni accademiche che si occupano di scienza politica e in particolare di partiti e sistemi di partito, per rendersi conto che siamo all’interno di una rivoluzione del rapporto tra politica e cittadinanza al cui centro si impone la tecnologia.

Per dare un quadro di insieme, ho identificato 4 assi lungo i quali la tecnologia sta trasformando il rapporto tra politica e cittadinanza:

  1. La democrazia del codice: per democrazia del codice o digitale si intende la pratica della democrazia attraverso l’utilizzo di strumenti tecnologici con l’obiettivo di allargare e intensificare la partecipazione democratica e la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. In particolare, si tratta dell’utilizzo di piattaforme di decision-making politico che vengono adottate sia all’interno dei partiti politici che delle amministrazioni pubbliche e dei governi nazionali. Esempi di piattaforme utilizzate a livello governativo sono barcelona, Decidi Torino o Partecipa.pa recentemente lanciata dal governo italiano. Per quanto concerne i partiti, sicuramente Rousseau del Movimento 5 Stelle, Consul adottato da Podemos, LiquidFeedback dal Partito Pirata.
  2. Le tecnologie del consenso: per tecnologie del consenso si intende l’utilizzo scientifico della social network analysis per costruire il consenso politico. Con l’aumento della quantità e qualità dei dati disponibili sui singoli individui le organizzazioni politiche ed economiche hanno accesso alle nostre abitudini, opinioni, pensieri, intenzioni e attraverso l’analisi dei Big Data possono fare previsioni sui comportamenti individuali e collettivi. Per dare l’idea di quanto la tecnologia impatta sulla costruzione del consenso politico è utile raccontare questo breve aneddoto: il primo ad aver fatto uso di tecnologia per le campagne elettorali è stato Barack Obama nel 2008 quando ancora la maggior parte degli americani non era su facebook. La strategia di Obama non era quella di utilizzare la tecnologia esclusivamente per veicolare i messaggi del leader ma piuttosto, quella di ideare app e piattaforme per connettere la base, organizzare eventi e raccogliere fondi in maniera efficiente ed efficace. Grazie a questa prima esperienza, Obama, durante la competizione elettorale del 2012, aveva già creato il Know-how necessario alla ben riuscita della campagna. Nel 2016 però, succede che Donald Trump e il team di San Antonio impongono la propria superiorità tecnologica vincendo elezioni. Il partito democratico risponde fondando l’Higher Grounds Lab, un incubatore di start-up tecno-politiche finanziato con 15 milioni di euro con l’obiettivo di far vincere i progressisti nelle competizioni elettroali. Qualche esempio di start up tecno-politiche sono CallTime.AI, che attraverso l’utilizzo dell’intelligenza artificiale aggrega milioni di dati pubblici, sociali e politici andando a costituire i profili precisi dei donatori ottimizzando l’attrazione di fondi e GrowProgressche è in grado di definire i tratti psicologici degli elettori e personalizzare al meglio il servizio di messaggistica a loro dedicato.
  3. La digitalizzazione della PA: il nuovo paradigma della pubblica amministrazione è rappresentato dal Governo Digitale, ossia lo sviluppo di sistemi citizen-centric attraverso cui la pubblica amministrazione eroga i servizi al cittadino.
  4. L’intelligenza artificiale: siamo nella fase in cui i governi nazionali e sovranazionali stanno studiando i migliori modi di utilizzo dell’IA dal punto di vista etico.

Gli ultimi due punti sono importanti per avere un quadro d’insieme dell’impatto della tecnologia sulla politica. Tuttavia, quest’oggi mi concentrerò sulla democrazia del codice e sull’uso che di essa hanno fatto i cosiddetti partiti digitali.

I Partiti Digitali

Iniziamo col rispondere alla domanda: Che cosa sono i partiti digitali?

Secondo Paolo Gerbaudo, Director of the Centre for Digital Culture al Kings College di Londra e autore del libro The Digital Party: Political Organisation and Online Democracy (2018), i partiti digitali sono organizzazioni politiche che utilizzano strumenti tecnologici in due direzioni: l’organizzazione interna, attraverso l’utilizzo di software di decision-making e la comunicazione esterna attraverso l’utilizzo scientifico della social network analysis per costruire il consenso elettorale.

Se consideriamo questa definizione, in Italia, l’unica forza politica che può definirsi digitale è il Movimento Cinque Stelle. Ciò è vero anche per il motivo secondo cui o si nasce con un’infrastruttura digitale che determina anche un certo tipo di organizzazione e di statuto, oppure è molto difficile crearla in un secondo momento quando i processi decisionali hanno raggiunto una loro stabilità e diviene ostico intervenire sul funzionamento del potere. Infatti, se guardiamo ai cosiddetti partiti digitali secondo la definizione di Gerbaudo, vediamo come tutti hanno una storia recente: il Partito Pirata è nato nel 2006, il Movimento 5 Stelle nel 2009, Podemos nel 2014, France Insoumise nel 2016, e Momentum nel 2017.

Tuttavia, nonostante si parli di partiti del XXI secolo dal punto di vista strutturale gli elementi che compongono un partito politico sono i medesimi di quelli identificati da Antonio Gramsci alla nascita del Partito Comunista d’Italia intorno agli anni 20 del ‘900, ossia:

  • l’elemento massa, la base elettorale che supporta il partito;
  • l’elemento di coesione, la leadership del partito;
  • l’elemento intermedio, ossia l’articolazione dei primi due elementi.

Ciò che cambia sono le modalità con cui si definiscono e si articolano i vari elementi dovute ai cambiamenti sociali e produttivi che come noto influenzano i modelli organizzativi delle strutture economiche e sociali.

Questo è un punto su cui si sono soffermati diversi teorici e che è di fondamentale importanza per l’organizzazione efficace di un partito. Per esempio Marco Revelli, in un libro del 2013 dal titolo “Finale di partito” sottolinea come il partito massa rispecchiasse il modo di produzione fordista e gli ideali di efficienza e razionalizzazione della burocrazia weberiana. I militanti potevano essere paragonati ai lavoratori della fabbrica nella catena di montaggio, i quadri locali ai tecnici di produzione e il comitato centrale al consiglio di amministrazione. Ad esso, tagliando un po’ la storia con l’accetta, è succeduto il “partito televisione” che ha visto il suo punto più alto in Italia con l’ascesa di Silvio Berlusconi. Cosa cambia rispetto al partito massa?

  • I quadri di partito, salariati dal partito massa, vengono sostituiti da consulenti altamente specializzati che costituiscono un comitato elettorale di professionisti;
  • La base elettorale di riferimento non è più così identificabile come per i partiti massa. Il partito si trasforma in ciò che è stato definito da Otto Kirchheimer “catch-all party” o partito piglia tutto. Si tratta di un’organizzazione che va a cercare la propria base elettorale monitorando costantemente l’opinione pubblica e facendo un uso opportunistico dei sondaggi.
  • Viene meno la costante presenza territoriale sostituita dal rapporto diretto tra il leader e l’elettorato attraverso il media televisione.

Quest’ultimo punto è di fondamentale importanza per capire l’emergere dei partiti digitali.

Infatti, il venire meno del rapporto con il territorio, ha contribuito a generare un comportamento passivo da parte dell’elettore. Il partito televisione ha iniziato a vedere la propria base di iscritti come un asset di cui si poteva fare a meno e a sua volta gli elettori hanno iniziato a vedere la partecipazione al partito come qualcosa in cui non valeva la pena investire il proprio tempo.

Infatti, i numeri relativi alle membership ci dicono che mentre il Partito Comunista Italiano e la Democrazia Cristiana arrivarono nel 1970 a contare 2 milioni di iscritti, i partiti della seconda repubblica non superarono mai le centinaia di migliaia.

Dal punto di vista di Paolo Gerbaudo, l’emergere dei partiti digitali può essere letto come reazione alla crisi della partecipazione politica e della vita partitica. Infatti, i partiti digitali nascono promettendo di coinvolgere i cittadini nelle scelte del partito e di portarli all’interno delle istituzioni. L’obiettivo dichiarato di queste formazioni è quello di restituire ai partiti politici il ruolo di collegamento tra cittadini e stato attraverso la tecnologia.

Le piattaforme di decision-making

Prima di addentrarci nella filosofia che sta dietro le piattaforme di decision-making è necessario fare una premessa: nonostante questi strumenti vengano presentati dai partiti digitali come neutri e buoni in sé, non è così. Parafrasando Michel Foucault si potrebbe dire che ogni struttura è una struttura di potere, ossia consente agli utenti di compiere determinate azioni e ne esclude delle altre. Questa regola vale per tutte le organizzazioni, nel senso che laddove c’è un’organizzazione, ci sono regole per il suo funzionamento. Per la progettazione di un software vale lo stesso principio: è importante tenere a mente che la costruzione di un software per il decision-making implica un’azione politica che riflette una determinata concezione della democrazia.

Infatti, questi strumenti definiscono una nuova architettura della partecipazione ed un nuovo modo di connettere la leadership e la membership.

Ma a quale modello democratico si riferiscono queste piattaforme? È importante capirlo.  

Le piattaforme di democrazia digitale, come ci suggerisce Gerbaudo, tendono a integrare sostanzialmente tre modelli di democrazia:

  • la democrazia deliberativa o partecipativa, che valorizza il momento della discussione e della costruzione condivisa delle proposte politiche;
  • la democrazia rappresentativa, che si concentra sul consentire agli iscritti di votare i propri candidati per i governi locali o nazionali e per la scelta delle cariche partitiche;
  • la democrazia plebiscitaria, che utilizza l’istituto del referendum per misurare l’opinione della base sia sulle policy interne al partito che sulle scelte strategiche del partito. L’opinione viene misurata spesso nella forma Si/No.

Ad ogni modello democratico corrisponde una funzione delle piattaforme di decision-making:

  • possibilità di contribuire alle proposte di policy (democrazia deliberativa)
  • possibilità di elezione diretta dei funzionari di partito e dei rappresentanti locali, nazionali o europei (democrazia rappresentativa)
  • possibilità di votare ai referendum sulle policy di partito e sulle questioni strategiche (democrazia plebiscitaria)

Ogni piattaforma tende poi a dare maggior spazio ad un modello piuttosto che ad un altro.

Analizziamo ora le funzioni di 4 piattaforme che corrispondono a quelle più utilizzate dai partiti e dai movimenti politici dopodiché faremo un’analisi critica sull’impatto che queste piattaforme hanno sulla qualità della democrazia.

Liquidfeedback e Loomio  

Liquidfeedback è stata sviluppata da un gruppo di programmatori di Berlino nel 2009, è sicuramente il software che ha introdotto il tema della democrazia digitale nel dibattito pubblico. Si tratta di un software opensource per il decision-making e lo sviluppo di proposte (opensource significa che le linee di codice che compongono il software possono essere viste e riutilizzate da tutti, con il risultato di ottenere maggiore trasparenza).

Il nome del software ha avuto una certa risonanza per il fatto di essere stato adottato dal Pirate Party tra il 2009 e il 2011 quando alle elezioni comunali di Berlino il Partito Pirata ottenne l’8,9% dei voti conquistando 15 su 141 seggi.

L’orientamento di liquidfeedback è fortemente deliberativo, ossia è costruito prevalentemente per lo sviluppo di proposte di policy. Il processo deliberativo segue tre fasi:

  • fase 1: qualsiasi utente può lanciare una proposta. Questa proposta per passare alla seconda fase deve superare una certa soglia di supporto tra gli utenti della piattaforma.
  • fase 2: gli utenti possono proporre delle modifiche alla proposta attraverso emendamenti che vengono poi votati;
  • fase 3: coloro che hanno lanciato la proposta la modificano integrando commenti ed emendamenti dopodiché la mettono al voto.

Una delle funzioni innovative consentite da Liquidfeedback è il meccanismo di delega del voto: gli utenti possono delegare il loro voto a persone di cui si fidano in base alla competenza. Inoltre, il voto può ulteriormente essere delegato ad un delegato del delegato creando delle vere e proprie catene di fiducia. Secondo uno degli sviluppatori, attraverso questa funzione ognuno può spostare l’asse passando dalla democrazia diretta a quella rappresentativa andando oltre il tradizionale sistema di rappresentanza democratica.

La piattaforma Loomio, è stata creata nel 2012 da un gruppo di sviluppatori basati in Nuova Zelanda e ispirati dalla pratica di decision-making del movimento di Occupy Wall Street. Anche Loomio come Liquidfeedback privilegia l’aspetto deliberativo ed ha la particolarità di essere stata progettata per gestire processi di decision-making in piccoli gruppi (100 persone) in assenza di un leader.

Infatti, i 2000 circoli locali di Podemos inizialmente utilizzavano Loomio per sviluppare discussioni partecipative e proposte di policy. Loomio continua tutt’oggi ad essere utilizzato per lo sviluppo di discussioni su piccola scala.

Per quanto concerne le discussioni e la gestione di processi decisionali su larga scala ci sono piattaforme che sono state disegnate per lo scopo come Rousseau del M5S e Consul, sviluppato dall’amministrazione di Madrid e poi adottato da Podemos.

Rousseau e Consul

Il Movimento 5 stelle e Podemos possono essere considerate le uniche due formazioni politiche in cui l’utilizzo di piattaforme di decision-making ha raggiunto una fase matura. Entrambi i movimenti hanno sviluppato un processo decisionale che ha visto la partecipazione di migliaia di persone con una media di 10 votazioni l’anno per il M5S e tre per Podemos. Per capire come questi software di decision-making funzionano è necessario prestare attenzione all’architettura delle piattaforme e alle differenti funzioni.

La piattaforma Rousseau è stata lanciata ufficialmente nel 2016 nel giorno della morte di Gianroberto Casaleggio.

Rousseau è un sistema operativo proprietario e non opensource il che è oggetto di critica da parte di numerosi attivisti. Avendo il codice sorgente protetto è impossibile capire qual è l’esatto contenuto del software. L’ultima versione di Rousseau è stata rilasciata il 2 agosto 2017 ed ha le seguenti funzioni.

  • Lex Europa, Lex Parlamento e Lex Regionisono applicazioni che permettono a tutti i cittadini iscritti alla piattaforma di partecipare al processo decisionale inserendo contributi categorizzati come: “Integrazione”, “Modifica”, “Obiezione” (solleva questioni sulla validità della proposta), “Suggerimento” (commento generale) o “Vizio di forma” (solleva questioni sull’applicabilità della proposta).

La tempistica è scandita dal software: i portavoce del Movimento in Europa, alla Camera e al Senato inseriscono le proposte legislative all’interno della piattaforma e gli iscritti hanno 70 giorni di tempo per proporre le proprie osservazioni. Trascorsi i 70 giorni il portavoce prende in considerazione ogni singola proposta e, se in linea con la visione del Movimento e non contraria con l’idea del proponente, viene inserita nel testo di proposta e depositata.

Secondo diversi ricercatori questa rimane la funzione più interessante in quanto si propone di far divenire ogni cittadino un law-makers. Interessante il termine coniato dal ricercatore Marco Deseriis che ha chiamato questa funzione “parlamentarismo diretto” sottolineando come il focus ranga deliberativo, ossia di costruzione collettiva di una proposta.

  • Lex iscritti: funzione che, applicando il principio della democrazia diretta, consente ad ogni iscritto della piattaforma di presentare una propria proposta, in modo che questa venga poi presentata come proposta di legge ufficiale dai portavoce del MoVimento 5 Stelle.

Ogni proposta deve essere accompagnata da un’analisi dello stato dell’arte della legislazione e dalle implicazioni finanziarie di data proposta. Una volta che viene fatta una valutazione tecnica e stabilità la fattibilità della proposta e il suo allineamento con la linea del movimento 5 stelle viene trasferita nelle sezioni lex europa, parlamento, regioni in base alla competenza.

  • Fund Raising: funzione che permette di effettuare donazioni, che vengono utilizzate per garantire il funzionamento e lo sviluppo della piattaforma Rousseau e delle sue nuove funzionalità.
  • Scudo della Rete: funzione che consente agli iscritti ed eletti del MoVimento 5 Stelle di ricevere assistenza legale e di raccogliere donazioni volontarie per un sostegno nella tutela legale della libertà d’espressione.
  • Activism: funzione rilasciata nel febbraio 2018, raccoglie, da una parte, le storie, gli eventi e le battaglie più significative del MoVimento 5 Stelle che hanno dato forma e consistenza alla nostra memoria collettiva e, dall’altra, consente a tutti di conoscere le iniziative future – nazionali e locali – previste su tutto il territorio italiano del MoVimento 5 Stelle. E’ consultabile da parte dei non iscritti alla piattaforma Rousseau.
  • Sharing: funzione che permette la condivisione di atti comunali e regionali tra portavoce di diversi enti locali (nello specifico comuni e regioni) del MoVimento 5 Stelle. Rilasciata a gennaio 2017, è consultabile da parte di tutti gli iscritti. La possibilità di inserire atti sulla piattaforma è però circoscritta agli eletti delle assise comunali e regionali.
  • E-Learning: Rilasciata ad agosto del 2016, propone oggi corsi strutturati come quello per portavoce in Comune, sul Bilancio Comunale e sul funzionamento del Parlamento.
  • Call to Action: Ogni iscritto può dare vita ad un’azione di cittadinanza attiva fornendo una descrizione della proposta che si vuole realizzare sul proprio territorio. Ogni evento o progetto creato dagli iscritti, risulterà pubblico con l’adesione di un numero minimo di persone e consentirà la partecipazione di tutti all’evento, anche da parte dei non iscritti.
  • Open Comuni: funzione che consente di formare direttamente online una lista di candidati per concorrere alle elezioni amministrative nel proprio Comune o nel proprio Municipio. Ogni iscritto certificato a Rousseau può avanzare la propria candidatura a Sindaco e creare una lista invitando altre persone a candidarsi nel ruolo di consiglieri comunali o municipali.
  • Open Candidature: funzione di Rousseau che consente agli iscritti di compilare il loro profilo inserendo le informazioni in vista di una candidatura e di avanzare la loro proposta di candidatura per le Regionali, le Politiche e le Europee.
  • Portale Talenti: funzione di Rousseau che consente agli iscritti di candidarsi alle posizioni professionali aperte nell’ambito dell’azione istituzionale o di inviare una candidatura spontanea per mettersi al servizio del MoVimento 5 Stelle.

Consul

La piattaforma Participa di Podemos è una sezione del sito web del partito ed integra diverse componenti software sia per la parte deliberativa che per quella rappresentativa e plebiscitaria.

Per quanto concerne le funzioni di voto Participa ha integrato NVotes, precedentemente conosciuto come AgoraVoting, un software open source per il voto sicuro che utilizza una soluzione basata su blockchain. Gli sviluppatori di agora voting cosi come di Participa provengono dal gruppo di hacker coinvolti nel movimento M-15 o meglio conosciuto come degli Indignados . Questo sistema è stato utilizzato dal partito diverse volte per la scelta dei candidati, dei funzionari di partito e per i referendum relativi alle scelte strategiche del partito.

La parte deliberativa della piattaforma Plaza Podemos 2.0 utilizza Consul, un software open source sviluppato dal Comune di Madrid per la democrazia digitale nella città.

La piattaforma consente di aprire diversi tavoli di lavoro chiamate “room” in relazione ai diversi topic all’interno dei quali gli utenti possono discutere. Inoltre, come Lex iscritti del M5S anche Plaza Podemos da agli utenti la possibilità di proporre delle leggi che, prima di essere sottoposte al voto, devono raggiungere una certa soglia di consenso all’interno della piattaforma. Il software Consul è stato utilizzato per diverse consultazioni nei Comuni di Madrid, Parigi, Buenos Aires.

L’inserimento di soglie di consenso minimo per le proposte è una pratica molto utilizzata anche nelle piattaforme governative e si spiega attraverso la necessità di istituire un equilibrio tra l’apertura completa del processo deliberativo e il bisogno di non disperdere l’attenzione su proposte che non riceveranno mai il sostegno necessario.

Considerazioni finali

Se dovessimo fare un’analisi dello stato della democrazia all’interno dei partiti che utilizzano piattaforme di decision-making cosa ne verrebbe fuori?

Per smascherare i pregiudizi che si nascondo dietro queste piattaforme è necessario comprendere in che modo il processo di decision making viene influenzato della leadership e della membership.

Per semplificare l’analisi ipotizziamo l’esistenza di due modelli di democrazia all’interno delle organizzazioni partitiche:

  • top-down democracy (controllata dalla leadership)
  • bottom-up democracy (controllata dalla membership)

La bottom-up democracy è costituita da un processo democratico aperto e orientato dal basso. In essa viene enfatizzato il momento della partecipazione rispetto a quello della rappresentazione, l’aspetto deliberativo rispetto a quello della decisione dando alla membership la possibilità di influenzare qualitativamente il contenuto delle proposte.

Nella top-down democracy invece il processo decisionale è gestito dallo staff di partito che imposta i contenuti, i tempi e il quadro delle consultazioni on-line, lasciando alla membership solo l’opzione di esprimere una preferenza su un range di scelte predefinite.

Ora applichiamo questi modelli ai partiti considerati.

Se analizziamo le funzioni deliberative delle piattaforme Rousseau e Consul emerge che è la leadership del partito a detenere un enorme potere sul processo decisionale. Infatti, se osserviamo le funzioni di Lex Parlamento, Lex Europa e Lex Regioni della piattaforma Rousseau, vediamo come sia il portavoce del movimento ad avere ampio margine di manovra in quanto i commenti inseriti dalla membership, per essere integrati, devono rispettare la volontà di colui che ha proposto la legge il che, evidentemente,  lascia un ampio spazio per il controllo top-down.

Inoltre, la partecipazione alla parte deliberativa della piattaforma è molto bassa se paragonata alla partecipazione alle consultazioni (plebiscitaria). Considerando le proposte di legge inserite su Rousseau, quella che ha avuto più contributi è stata quella relativa all’istituzione del reddito di cittadinanza con un totale di 4.328 commenti, un numero esiguo se paragonato a quello di coloro che prendono parte alle votazioni e ai referendum.

partecipazione m5s

Anche in Participa di Podemos si riscontra una maggior partecipazione degli iscritti alla parte plebiscitaria rispetto a quella deliberativa. Infatti, la stesura del programma elettorale per le elezioni nazionali del 2015 ha visto la partecipazione di 15.264 membri, il 4% dei 380.000 utenti attivi nelle consultazioni.

partecipazione podemos

Inoltre, se consideriamo la funzione di Plaza Podemos che permette ai propri membri di avanzare una proposta di legge dal basso o di modifica dello statuto del partito (Initiativa Ciudadanas Podemos) vediamo come a quattro anni dal lancio di questa funzione, nessuna proposta abbia mai superato la fase tre, ossia il raggiungimento del 10% dei consensi di tutti i membri iscritti.

Dall’analisi sulla parte deliberativa emergono due considerazioni:

  • La leadership del partito che gestisce il software esercita un’enorme influenza sul processo deliberativo rispetto alla membership (sia nella parte Lex di Rousseau che nella parte Iniciativa Ciudadanas di Podemos)
  • la partecipazione alla parte deliberativa risulta essere molto bassa rispetto a quella che si verifica durante le consultazioni. Quindi, nonostante i partiti digitali impostino la loro narrativa sulla democrazia partecipata, prediligono quella plebiscitaria. In particolare prediligono il momento del voto.

Una seconda conclusione riguarda l’influenza della leadership sulla parte relativa alla democrazia plebiscitaria:

Le votazioni mostrate su questi grafici si riferiscono a decisione strategiche interne ai partiti. Ciò che emerge chiaramente è che gli esiti delle consultazioni hanno un bassissimo tasso di dissenso rispetto alle indicazioni di voto della leadership. 

m5s plebiscitartianism

podemos plebiscitarianism

Fonte dei grafici: The Digital Party, Gerbaudo, 2018

Ciò è causato da una serie di fattori che indicano lo strapotere dello staff di partito che decide: le tempistiche con cui vengono indette le consultazioni, a volte a sorpresa e con poco preavviso; la formulazione dei quesiti sui quali si vota, che può influenzare le coscienze degli utenti che prendono parte alla consultazione; la divulgazione delle posizioni espresse dai leader di partito sui media che suggeriscono la linea da seguire.

Inoltre, anche nei casi della scelta di candidati per le assemblee elettive o per le cariche partitiche, la leadership ha dimostrato di voler esercitare il controllo sulla membership. Nel 2017, alle elezioni amministrative di Genova, il garante del M5S Beppe Grillo, ha sfiduciato la candidata scelta dalla base su Rousseau con l’accusa di “comportamenti contrari ai principi del Movimento 5 Stelle”. Questo tipo di comportamenti, mettono in luce un ulteriore caratteristica di queste formazioni politiche: un bassissimo livello di formalizzazione istituzionale delle regole.  

Per concludere, possiamo dire che si è chiusa la prima fase di sperimentazione dei tool di decision-making politico. L’entusiasmo iniziale per il potere salvifico della democrazia digitale sta scemando e le contraddizioni tra ciò che è stato promesso e ciò che poi si è verificato stanno venendo a galla.

Tuttavia, se ascoltiamo le opinioni dei ricercatori internazionali e guardiamo all’aumento delle sperimentazioni sull’utilizzo di piattaforme di democrazia partecipata nei partiti politici, non sembrano esserci dubbi sul fatto che la democrazia digitale è destinata a divenire un elemento cardine della prassi democratica interna ai partiti nel XXI secolo. Infatti, anche partiti più classici hanno cominciato o stanno cominciando a usare applicazioni digitali per le loro decisioni interne. Il Labour Party nel 2016 ha offerto ai propri attivisti l’opzione del voto on-line in occasione del voto sulla leadership di Jeremy Corbyn e il Partito Socialista Operaio Spagnolo (PSOE) ha ripetutamente consultato in rete i propri iscritti su scelte importanti.

Il punto interrogativo è: quale forma avrà questa democrazia? Ad oggi, è chiaro che i processi finora messi in campo dai partiti digitali devono essere riformati introducendo un sistema di regole garantite, per esempio, come ha sottolineato Gerbaudo, assegnando la gestione di tutte le consultazioni ad un organo di partito indipendente dalla leadership e che goda della fiducia della membership. Ciò che questa analisi ci insegna è che la disintermediazione è sempre una nuova mediazione che nel caso della democrazia digitale manca ancora dei pesi e contrappesi necessari al suo bilanciamento.

Su questo punto l’avvocato Jaime Susskind in Future Politics: Living Together in a World Transformed by Tech (2018), ha paragonato questo momento storico a quello vissuto dai padri della democrazia moderna: Jean Jacques Rousseau, Thomas Hobbes, John Locke e Montesquieu. Per Susskind, ci troviamo in uno spazio bianco della storia in cui l’egemonia di un sistema concettuale frana perché uno nuovo sta prendendo il suo spazio, spazio che ha bisogno di essere regolato.

Presentazione Azione_il partito del 21esimo secolo

 

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